La bocca del Trickster Liveset

In questo muretto possono essere lasciati commenti, opinioni e domande, durante il live della Bocca del Trickster che si tiene ad Abano il 16 agosto al Parco di Villa Bassi in occasione del festival So far so good 2010 Y-Our-Identity.
Riprodurremo uno studio radiofonico con una puntata speciale del format insieme a ospiti del Trickster e partecipazione multimediale del pubblico.

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Due parole sul declino dell’onda

L’annuncio di Google nel blog ufficiale relativamente alla chiusura di Wave, s’accompagna in questi giorni ai rumors provenienti da Wired Magazine circa una possibile copertina a firma proprio di Chris Anderson dal pietrificante titolo: “Web is Dead”. Aspettiamo conferme. Intanto cerchiamo di capire se c’è una relazione tra queste due notizie, se cioè la caduta di un singolo servizio web abbia a che fare con un problema di più ampia portata.

Da fan di Wave non posso che rammaricarmi, ma non penso di aver preso un abbaglio quando cercavo di portare amici e colleghi all’interno di quel magma. Ammetto di essermi fatto prendere dalla febbre da (quasi) first user, cercando in tutti i modi di procurarmi un invito e poi navigando nel vuoto, usando applicazioni in solitaria, così come quando nel 2006 ho aperto il mio account Facebook. Effettivamente Wave mi era parsa subito un’applicazione chiave: mail, chat, documenti di lavoro, gestione eventi, mappe mentali collettive… Nei post che ho letto si parla essenzialmente di flop, causa basso numero di utenti, complessità del mezzo, ecc… Certo va fatta una riflessione sull’usabilità e sul gap tecnologico del marchingegno. Il marketing virale è stato questa volta un’arma a doppio taglio, avendo attirato un’onda d’utenti carichi d’aspettative che si sono riversate nelle difficoltà d’utilizzo.
Il senso complessivo dell’operazione Wave era portare la produzione partecipata, il sapere collaborativo in ambito business. Difficile valutare dall’Italia (dove nella maggior parte dei contesti lavorativi, tanto tanto si utilizzano le mail con gli allegati e si fatica a dire: segui il link) se il fallimento di un applicativo del genere negli States corrisponda a un problema specifico dell’applicazione o a una resistenza rispetto a questo paradigma.
Personalmente sono anni che mi prodigo nella formazione all’uso di applicazioni web 2.0 come strumenti per la produzione partecipata (qualcosa di diverso rispetto al social web). Si tratta quindi di comprendere se un’applicazione salverà il web o se il web come forma politica sia destinato a rimanere un’utopia… Tant’è che, a quanto pare, il discorso di Anderson riguarderebbe la fine dell’epoca open del web proprio a causa delle apps che vengono sempre più a dominare la scena, moltiplicando le interfacce invece di portare a un ambiente operativo unificato in cui è possibile la partecipazione collettiva e dispiegando nuove forme di social divide, rispetto a un digital divide che rischiava di abbassarsi proprio grazie all’uso open del web che si costituisce (costituiva) come diritto piuttosto che come mero bisogno. In definitiva, tanti piccoli pc portatibilissimi collegati a una miriade di servizi: ma in sostanza nulla più che comprarsi il giornale e sedersi a un tavolino a bersi velocemente un caffè prima di andare in ufficio, nel proprio cubicolo, dove eseguire delle operazioni piuttosto che contribuire all’innovazione produttiva e sociale.
Ma: Sursum corda… C’è sempre google docs? O no?

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Il viso di Pandora

Pinocchio - ChrisyJewell

Pinocchio - ChrisyJewell

Nella primavera del 1998 un noto professore di filosofia di Padova troppo prematuramente scomparso, professore cui sono stato a lungo legato avendomi seguito nella tesi, ci fece sapere durante la lezione che la sera prima aveva accompagnato la piccola figlia a vedere Titanic. Ci fu un momento di dubbioso scanzonamento e molti di noi si chiedevano come fosse possibile che un luminare si concedesse tali digressioni. Tutti comunque alla fine si concordava come quella produzione non avrebbe dovuto rappresentare alcunché minimamente da pensare. Passa qualche anno e in Italia cominciano a esser letti i lavori di Slavoy Zizek. Nelle aule di filosofia si comincia a discutere talvolta anche seriamente di produzioni come Matrix per comprendere alcune direttrici del pensiero contemporaneo.

Cosa è cambiato nel frattempo nel rapporto tra produzione capitalistica, immaginario collettivo e pensiero, se il medesimo regista riesce ora a mobilitare nei multisala qualsiasi tipologia di spettatore, invogliando il professore universitario a inforcare gli occhialetti 3d, in qualche modo obbligandolo a  commentare in aula con i suoi studenti il “senso complessivo dell’esperienza visuale nella contemporaneità”?

Ed io? Che mi stavo informando dei voli per Tblisi, visto che in Italia il film è stato fatto uscire ancora dopo rispetto alla repubblica dell’ex unione sovietica per tutelare i prodotti di “interesse culturale nazionale” come Natale a Beverly Hills?

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Sette raggi disarmanti. News dalla Marcia Mondiale


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Trickster (Aside e non) al Festival Esterni

In partenza per Terni dove si avrà modo, insieme ad alcuni della redazione della rivista, di approfondire la tematica, ma soprattutto di cercare di far emergere la singolarità di interpretazione che caratterizza la produzione della rivista Trickster

http://www.ternifestival.it…

Generation²
Tavola Rotonda sul tema in collaborazione con Trickster Rivista
del Master di Studi Interculturali e Università di Padova
con il supporto di Officina Letteria del Ces.vol di Terni
CAOS FAT
Giovedì 24 e Venerdì 25 – 15:30

L’incontro si inserisce in un più ampio progetto, articolato in diverse iniziative dedicate agli immigrati di seconda generazione. L’incontro si caratterizza come tavola rotonda nel corso della quale alcuni autori affronteranno il tema delle seconde generazioni, intese non come generazioni secondarie e costrette a assecondare una storia che le precede e le determina ab origine, ma generazioni alla seconda, potenziate, traboccanti di potenzialità, che si offrono al luogo in cui esse crescono e vivono. Accanto agli interventi degli autori che approfondiranno aspetti vari e complementari del tema, alcuni artisti presenteranno la loro esperienza metteranno a fuoco l’influenza di tale condizione su un certo sguardo creativo, ricostruendo allo stesso tempo anche un panorama delle politiche esistenti per favorire integrazione e supporto. Introdurranno Andrea Celli e Stefano Bellanda e seguiranno le argomentazioni di Devisri Nambiar su Antropologia partecipata delle seconde generazioni. Sono previste alcune relazioni su aspetti specifici del mondo dell’arte con Anna Ciampaglia e Andrea Cocco che si occuperanno della letteratura di seconda generazione e I-Chen Zuffellato, performer, che affronterà il tema della corporeità vivente, teatro e globalizzazione. L’incontro sarà moderato da Simone Guerra, Assessore alla Cultura del Comune di Terni.

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Il Manifesto dell’Umanistica Digitale 2.0

Invito fortemente a leggere, diffondere e discutere questo documento

Estratto da http://www.mattscape.com/il-manifesto-dellumanistica-digitale-20.html di Matteo Bittanti

“Redatto in forma collettiva e cooperativa dai partecipanti del Mellon Seminar della UCLA nel corso del 2009, il Manifesto dell’Umanistica Digitale 2.0 ambisce a definire – o ri/definire – connotati delle discipline umanistiche nell’era del Web 2.0. I suo padri spirituali e principali promotori sono Todd Presner (UCLA) e Jeffrey Schnapp (Stanford University), a cui si aggiungono Peter Lunenfeld e Johanna Drucker. I ventisei punti della versione originale sono diventati cinquanta nella seconda incarnazione. L’obiettivo chiave di questo documento – una vera e propria chiamata alle armi – è ripensare il ruolo e la funzione dell’università in una fase di portentosa trasformazione dei mezzi di comunicazione e delle dinamiche di apprendimento e insegnamento. Duellanti lo pubblica in esclusiva per l’Italia. Con una sola raccomandazione: leggetelo attentamente, remixatelo, diffondetelo, infilatelo nella casella della posta dei vostri professori universitari che non rispondono mai agli email e non si fanno mai trovare e che non sanno nemmeno aggiornare una pagina web. La rivoluzione non sara tramessa in televisione perché la televisione è finita. La rivoluzione siete voi che leggete. La rivoluzione siete voi che desiderate un’università degna di un paese moderno. La rivoluzione siete voi che non siete ancora fuggiti all’estero. La rivoluzione siete voi che ci credete ancora. Buona lettura.
(traduzione di Matteo Bittanti, documento originale in inglese: Download The Digital Humanities Manifesto 2.0 )
Questo documento è stato pubblicato, in due parti, sulla rivista Duellanti diretta da Gianni Canova (settembre e ottobre 2009)”

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The Third Party of Italy

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Per una mappa dell’educazione

Pubblico la mappa mentale dell’intervento che ho tenuto al seminario “Nativi digitali”, organizzato da professori delle superiori volenterosi di affrontare il mutamento di paradigmi nella formazione a partire dalle nuove tecnologie.

Qui il link: Gli alberi delle conoscenze: La collaborazione in rete

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Kabylie, mon amour – 0.9a

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Gli alberi delle conoscenze

Paradigmi e pratiche della collaborazione in rete

corpo_ipertesto_cina

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